Ilaria aveva quarantatré anni e un salone di parrucchiera in via Garibaldi, a Verona, quando Rosa le si presentò davanti con una busta gialla e gli occhi gonfi.
Si conoscevano da vent'anni, da quando erano vicine di casa in un condominio vicino a Porta Nuova, quello con l'ascensore sempre rotto e il portinaio che urlava dietro ai motorini parcheggiati male. Rosa aveva fatto da testimone al matrimonio di Ilaria. Ilaria aveva tenuto in braccio il figlio di Rosa la notte in cui lei era finita al pronto soccorso per un'appendicite.
— Ho bisogno di dodicimila euro — disse Rosa quel pomeriggio di ottobre, mentre fuori pioveva e l'odore di ammoniaca delle tinture riempiva il salone vuoto. — Mio marito ha perso il lavoro. Il mutuo del capannone… se non paghiamo entro trenta giorni ce lo pignorano.
Ilaria non ci pensò due volte. Andò in banca il giorno dopo, firmò un bonifico, e le due donne si abbracciarono davanti allo sportello come se avessero appena disinnescato una bomba insieme.
Poi passarono i mesi. Poi passò un anno.
Ilaria non chiedeva mai. Non era da lei. Ma quando il salone cominciò ad andare male — l'affitto era salito, due dipendenti se n'erano andate, i clienti preferivano i saloni low-cost del centro commerciale — si trovò a fare i conti alla cassa con le mani che tremavano leggermente, non per il freddo.
Chiamò Rosa un martedì sera.
— Scusa se insisto, ma… quei dodicimila. Anche solo metà, mi servirebbero adesso.
— Ilaria, non è un buon momento.
— Lo capisco, ma…
— Ti richiamo io, dai.
Non richiamò. Passarono altre due settimane, poi un mese. Ilaria mandò un messaggio: niente di urgente, solo per sapere come stavano andando le cose. Rosa rispose con un cuoricino e nient'altro.
Fu Carmela, la vicina di Rosa, a raccontarle il resto — per caso, incontrandola al mercato di Piazza Isolo, tra le cassette di radicchio e i banchi del pesce.
— Ma dai, non lo sai? Hanno comprato la Golf nuova. E sono andati due settimane a Ibiza ad agosto, li ho visti sui social.
Ilaria tornò a casa con le buste della spesa che le tagliavano le dita e restò seduta in cucina per un'ora, senza accendere la luce.
Non era la macchina. Non era Ibiza. Era il fatto che l'avessero guardata dritta negli occhi, mentre chiedeva aiuto per pagare l'affitto del salone, e avessero scelto di tacere.
A dicembre il salone chiuse per due settimane per lavori — in realtà perché Ilaria non riusciva più a pagare la bolletta del riscaldamento e aveva bisogno di tempo per trovare un prestito ponte. Fu allora che si decise.
Andò dall'avvocato Bertolini, uno studio piccolo vicino al Tribunale, tre rampe di scale senza ascensore. Portò con sé la ricevuta del bonifico del 2024, che aveva conservato in una cartellina blu insieme alle bollette del salone — non per sospetto, ma per abitudine di chi tiene ordine nei documenti.
— Non esiste un contratto scritto — le disse l'avvocato, sfogliando le carte. — Ma con il bonifico e i messaggi WhatsApp in cui lei chiede la restituzione, possiamo mandare una lettera di diffida. Se non paga entro trenta giorni, si va per decreto ingiuntivo.
Ilaria firmò la delega quella stessa mattina.
La lettera arrivò a casa di Rosa un venerdì di gennaio. La chiamò due ore dopo, la voce che tremava di rabbia più che di paura.
— Mi mandi l'avvocato? A me? Dopo vent'anni di amicizia?
— Ti ho chiamata otto volte, Rosa. Ti ho scritto. Ho aspettato un anno.
— Avremmo trovato un accordo!
— L'accordo lo trovi con un avvocato, visto che con me non hai voluto parlare.
Rosa riattaccò. Tre settimane dopo si presentò davanti al salone, in orario di chiusura, con la giacca ancora umida di pioggia.
— Ti prego, ritira la diffida. Ci vergogniamo, lo so che abbiamo sbagliato con la Golf, con Ibiza… ma sistemiamo tutto, dacci solo un altro po' di tempo.
Ilaria la guardò dalla porta a vetri, senza aprirla.
— Il tempo te l'ho dato, Rosa. Un anno intero. Ora ho un piano di rientro fatto dal mio avvocato: milleduecento euro al mese, dieci rate. Firmi quello, o si va in tribunale e ci vanno anche gli interessi legali.
Rosa firmò il piano di rientro in studio, davanti al notaio, la settimana dopo. Il primo bonifico da milleduecento euro arrivò con tre giorni di ritardo. Il secondo puntuale.
Ilaria non ha più risposto ai messaggi con il cuoricino. Ha aperto un conto corrente separato, solo per quelle rate, e ogni mese controlla l'accredito prima di aprire la saracinesca del salone — poi la alza, accende le luci, e comincia la giornata come se quella storia non le appartenesse più.







