Silvana Moretti capì che il suo matrimonio era finito davanti a un vestito rosso.

Silvana Moretti capì che il suo matrimonio era finito davanti a un vestito rosso.

Lo teneva tra le mani in un negozio di Ravenna. Suo marito Fabio lo guardò e disse:

—Dove credi di andare vestita così?

Silvana rimise l’abito sull’appendiabiti. Quella sera preparò la cena, sparecchiò e si domandò quante volte avesse rimesso a posto qualcosa che desiderava.

Tre mesi dopo viveva in un bilocale vicino alla Darsena.

Aveva cinquantotto anni, una macchina da cucire, sei scatoloni e nessuna idea su cosa fare del resto della propria vita. Per festeggiare il trasloco tornò in quel negozio e comprò il vestito rosso.

Luca abitava al piano terra. Aveva trentanove anni e riparava biciclette in un’officina che sembrava sempre sul punto di esplodere per la quantità di ruote appese.

Bussò alla porta di Silvana con una giacca di velluto strappata.

—Mi hanno detto che lei sa cucire.

—Chi gliel’ha detto?

—La signora del secondo piano. Sa tutto di tutti. È più veloce di internet.

La giacca serviva per uno spettacolo organizzato nel cortile del quartiere. Silvana la riparò. Poi aggiustò tre gonne, accorciò due pantaloni e sostituì una cerniera.

Quando Luca le chiese di occuparsi dei costumi, lei rifiutò.

—Non sono una professionista.

—Nemmeno noi siamo attori. Così nessuno potrà lamentarsi.

Silvana cominciò a frequentare le prove. Prima restava in disparte. Poi suggerì una battuta. Infine sostituì una donna che aveva rinunciato a una piccola parte.

Sua figlia Martina la vide uscire dall’officina di Luca.

—Mamma, devo preoccuparmi?

—Solo se continui a presentarti senza avvisare.

—Ha quasi la mia età.

—Luca mi ha chiesto di cucire una giacca, non di adottarlo.

Ma le voci arrivarono anche a Fabio. La sera della prima si presentò nel cortile e, davanti a Martina, disse:

—Tutto questo per farti notare da un ragazzo?

Silvana sentì le guance bruciare. Per un istante tornò la donna che rimetteva i vestiti sull’appendiabiti.

Poi Luca le porse un cappotto di scena.

—Silvana, tocca a te.

Lei entrò nel piccolo spazio illuminato. Recitò la sua parte senza dimenticare una parola. Alla fine, però, aggiunse una frase che non era nel copione:

—Non è mai troppo tardi per smettere di chiedere il permesso.

Il pubblico applaudì. Fabio uscì prima dei saluti finali.

Dopo lo spettacolo, Martina trovò sua madre seduta sui gradini, ancora con il costume.

—Pensavo che stessi cercando di sembrare giovane —confessò.

Silvana scosse la testa.

—Sto cercando di sembrare me stessa. È diverso.

Luca arrivò con una busta. Dentro c’era il vestito rosso, che Silvana aveva prestato per lo spettacolo.

—Domenica c’è una festa a Faenza —disse. —Potremmo andarci. Ma solo se lo metti.

—E se volessi indossare qualcos’altro?

Luca sorrise.

—Allora aspetterò di vedere cosa scegli.

Domenica Silvana indossò il vestito rosso.

Non perché Luca glielo avesse chiesto.

Perché nessuno le aveva detto di toglierlo.

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Silvana Moretti capì che il suo matrimonio era finito davanti a un vestito rosso.