“Quando Adriana tornò dal Belgio, tutti aspettavano di vedere gioielli e una macchina nuova”

—Hai rimesso a posto il parmigiano?

La voce di Mirella arrivò alle spalle di Adriana mentre era davanti al banco frigo di un supermercato a Parma.

—Sì. Prendo quello in offerta.

Mirella aggrottò la fronte.

—Ma come? Dopo nove anni in Belgio?

Adriana chiuse il frigorifero.

—Il formaggio non sa dove ho lavorato.

Mirella rise.

—Sei sempre stata spiritosa. Però davvero, pensavo fossi tornata con un bel gruzzolo.

Lo pensavano tutti.

Adriana aveva sessantasette anni e per quasi un decennio aveva lavorato vicino a Bruxelles in una mensa aziendale.

Era partita dopo la separazione dal marito, quando i figli erano già adulti.

Diceva che sarebbe rimasta tre anni.

Poi erano diventati cinque.

Poi nove.

Quando finalmente tornò, abitava ancora nel piccolo appartamento ereditato dalla zia.

Niente macchina nuova.

Niente vacanze.

Niente vestiti costosi.

Sua sorella Mirella — non la stessa del supermercato, ma una coincidenza che Adriana trovava divertente — una sera le chiese direttamente:

—Ma tutti quei soldi dove sono finiti?

Adriana rispose:

—Da qualche parte.

La verità era conosciuta solo da un notaio.

Sua figlia Elena aveva avuto anni difficili.

Dopo il divorzio aveva cresciuto un bambino lavorando come parrucchiera.

Adriana l’aveva aiutata, ma senza comprarle una casa.

Aveva fatto qualcosa di diverso.

In una cittadina sulle colline aveva acquistato una vecchia bottega con un piccolo appartamento al piano superiore.

L’aveva fatta sistemare lentamente.

Non aveva detto nulla a Elena.

Aspettava il momento giusto.

Quel momento arrivò quando la figlia telefonò piangendo.

—Mamma, il proprietario vende il locale. Ho tre mesi per andare via.

Adriana non fece domande.

—Domani vieni da me alle nove.

—Perché?

—Perché sì.

La mattina seguente la portò davanti alla bottega restaurata.

Elena guardò l’insegna vuota.

—Che posto è?

Adriana le mise una chiave in mano.

—Il tuo prossimo salone, forse.

Elena rise, convinta fosse uno scherzo.

Poi vide i documenti.

—Mamma…

—Il piano di sopra è piccolo, ma puoi affittarlo. Così avrai un’entrata in più.

Elena si sedette su una sedia ancora coperta dalla plastica.

—Hai speso tutti i tuoi risparmi per questo?

—Non tutti.

—E gli altri?

Adriana sorrise.

—Quelli li ho spesi per vivere nove anni senza chiedere soldi a nessuno.

Elena scosse la testa.

—Tu conti persino le monete al supermercato.

—Contare non significa non avere. Significa sapere cosa vuoi fare con quello che hai.

Tre mesi dopo il salone aprì.

Durante l’inaugurazione arrivò anche Mirella, la vicina.

Guardò Adriana sorpresa.

—È tutto di tua figlia?

—Il lavoro sarà suo. I muri per ora sono miei.

—Ah.

Per una volta non aggiunse altro.

Alla fine della giornata Elena chiuse la porta.

—Mamma, andiamo a cena. Offro io.

Adriana indicò il vassoio con focaccia e prosciutto avanzato dall’inaugurazione.

—C’è ancora tanta roba.

Elena la prese sottobraccio.

—No.

—Perché?

—Perché per una volta non dobbiamo risparmiare su tutto.

Adriana la guardò.

Poi sorrise.

—Va bene. Però scelgo io il ristorante.

—Economico?

—Buono.

E quella sera, per la prima volta dopo anni, ordinò il dolce senza guardare il prezzo.


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“Quando Adriana tornò dal Belgio, tutti aspettavano di vedere gioielli e una macchina nuova”