Paolo aveva quarantotto anni quando una bambina gli mise in testa una corona di cartone e annunciò: “Da oggi sei nonno”. Lui rise e disse che mancavano i requisiti. Sei anni dopo, quella stessa bambina fu l’unica a capire perché, durante una cena di Natale, Paolo improvvisamente uscì dalla stanza.

Conobbi Paolo a Modena.

Io ero vedova da alcuni anni e avevo una figlia adulta, Francesca.

Paolo era divorziato, lavorava come panettiere e aveva un figlio che viveva a Parma.

Ci sposammo senza grandi cerimonie.

Pensavamo che la parte complicata della vita fosse ormai alle spalle.

Ci sbagliavamo.

Francesca aveva due figlie: Camilla, sette anni, e Beatrice, quattro.

Le bambine adottarono Paolo molto prima di quanto lui fosse pronto ad ammettere.

La domenica mattina entravano nel suo laboratorio.

Lui preparava per loro due piccoli panini a forma di treccia.

—Devono essere uguali — diceva.

—Perché?

—Perché voglio arrivare vivo a pranzo.

Camilla rideva.

Beatrice controllava comunque che la sorella non avesse ricevuto un grammo di cioccolato in più.

Paolo aveva una regola.

Niente “nonno”.

—Chiamatemi Paolo.

—Perché?

—Perché i nonni sono vecchi.

Camilla lo guardava con attenzione.

—Tu russi.

—E allora?

—Sei quasi pronto.

La questione sembrava uno scherzo.

Ma non lo era del tutto.

Il padre di Francesca, mio primo marito, era morto quando lei era giovane.

Le bambine non lo avevano mai conosciuto.

Paolo sentiva che chiamarsi “nonno” significasse prendere il posto di qualcuno.

Perciò evitava quella parola.

Poi arrivò il Natale dei suoi cinquantaquattro anni.

Eravamo in sedici a tavola.

C’erano mio genero, i genitori di lui, il figlio di Paolo con la compagna e diversi parenti.

A un certo punto, qualcuno propose una foto “con i nonni”.

La suocera di Francesca si mise vicino alle bambine.

Paolo rimase dietro.

—Paolo, vieni, disse Camilla.

Lui fece un gesto con la mano.

—È la foto dei nonni.

Un parente commentò:

—Beh, tecnicamente Paolo non c’entra.

Nessuno voleva ferirlo.

Eppure quelle parole caddero male.

Paolo sorrise.

Poi uscì in cucina.

Camilla lo seguì.

Lo trovò davanti al lavello con un piatto in mano che non stava lavando.

—Sei arrabbiato?

—No.

—Bugiardo.

—Da quando parli così a tuo non… a Paolo?

Camilla lo guardò.

—Hai quasi detto nonno.

Lui abbassò gli occhi.

—Forse.

La bambina gli prese la mano.

—Vieni nella foto.

—Camilla…

—Quando avevo la febbre, chi è rimasto tutta la notte sul divano?

—Tua madre era distrutta.

—Quando Bea si è persa al mercato, chi l’ha trovata?

—Per fortuna subito.

—Chi viene alle mie gare anche quando arrivo ultima?

Paolo sorrise.

—Quasi sempre ultima.

—Appunto. Quello sì che è amore.

Lui scoppiò a ridere.

Tornarono in sala.

Camilla prese una sedia.

La mise al centro.

—Adesso facciamo la foto giusta.

Fece sedere Paolo accanto all’altra nonna.

—Tu qui.

—Agli ordini.

—E non scappare.

Quella fotografia è ancora nel nostro soggiorno.

Qualche mese dopo successe una cosa ancora più importante.

Il figlio di Paolo, Lorenzo, annunciò che sarebbe diventato padre.

Io temevo, scioccamente, che qualcosa cambiasse.

Che ora, con un nipote biologico, Paolo facesse delle differenze.

Fu il contrario.

Quando nacque il piccolo Matteo, Camilla aveva tredici anni.

Paolo riunì tutti a pranzo.

Poi disse:

—Devo chiarire una cosa.

Noi ci preoccupammo.

—In questa famiglia non esistono nipoti di serie A e nipoti di serie B. Chi prova a fare classifiche, lava i piatti per un anno.

Camilla alzò la mano.

—Quindi ufficialmente sei nonno?

Paolo sospirò.

—Sì.

—Da quando?

Lui ci pensò.

—Credo da molto prima che me ne accorgessi.

Oggi, quando qualcuno entra nel forno di Paolo, vede quattro fotografie vicino alla cassa.

Camilla con la laurea breve.

Beatrice a cavallo.

Matteo con un pallone.

E la piccola Anna, arrivata l’anno scorso.

Sotto c’è un cartello scritto a mano:

“I nipoti del proprietario hanno credito illimitato. I genitori no.”

Paolo sostiene che sia una regola commerciale.

Nessuno gli crede.

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MagistrUm
Paolo aveva quarantotto anni quando una bambina gli mise in testa una corona di cartone e annunciò: “Da oggi sei nonno”. Lui rise e disse che mancavano i requisiti. Sei anni dopo, quella stessa bambina fu l’unica a capire perché, durante una cena di Natale, Paolo improvvisamente uscì dalla stanza.