Quando Lucia Ferraro capì di essere incinta, il suo matrimonio era già finito.
Aveva cinquantun anni e viveva a Bari, in un piccolo appartamento vicino al mare che apparteneva a sua madre.
Il divorzio da Antonio era stato doloroso.
Dopo venticinque anni insieme, lui aveva deciso di andarsene.
— Non voglio passare il resto della mia vita sentendomi in gabbia — le aveva detto.
Lucia non lo aveva pregato di restare.
Aveva preparato una valigia con le sue camicie, gliel’aveva lasciata accanto alla porta e aveva detto soltanto:
— Allora vai.
Tre settimane dopo arrivò la notizia della gravidanza.
Lucia pensò che fosse impossibile.
Poi arrivarono le analisi.
Era vero.
Per due notti non dormì.
Continuava a prendere il telefono.
Il numero di Antonio era ancora tra i preferiti.
Ma ogni volta ricordava quelle parole:
Mi sento in gabbia.
Così decise di tacere.
Sua sorella Teresa fu l’unica a sapere tutto.
— Lucia, è anche suo figlio.
— Antonio voleva la libertà. Adesso ce l’ha.
— E il bambino? Gli hai chiesto cosa vorrà sapere un giorno?
Lucia si arrabbiò.
— Questo bambino avrà me.
La questione sembrò chiusa.
Fino a una domenica di settembre.
Lucia usciva dalla chiesa dopo la messa quando vide Antonio dall’altra parte della piazza.
Era tornato a Bari per il compleanno di sua madre.
Si guardarono.
Antonio abbassò gli occhi sul ventre ormai evidente.
Rimase immobile.
Poi attraversò lentamente la piazza.
— Lucia…
— Non cominciare.
— Da quanto tempo?
Lei non rispose.
Antonio fece un rapido calcolo.
— È mio?
Lucia aveva immaginato quella domanda cento volte.
Aveva preparato risposte dure, perfette.
Ma quando lo vide tremare, riuscì a dire soltanto:
— Sì.
Antonio chiuse gli occhi.
— Perché?
— Perché volevi essere libero.
Lui la guardò con una tristezza che Lucia non gli aveva mai visto.
— Da te, forse. Dal nostro matrimonio, sì. Ma non mi hai dato nemmeno la possibilità di scegliere se essere padre.
Quelle parole la ferirono.
Il bambino nacque a dicembre.
Un maschietto.
Lo chiamarono Matteo, come il nonno di Lucia.
Antonio arrivò in ospedale prima ancora che Teresa riuscisse a telefonargli.
Aveva saputo che Lucia era stata ricoverata e aveva guidato tutta la notte da Roma.
Quando prese Matteo tra le braccia, pianse senza vergogna.
Lucia lo osservava dal letto.
Non tornarono mai marito e moglie.
Forse era giusto così.
Ma Antonio diventò un padre presente.
Ogni mercoledì arrivava con qualcosa di inutile: un peluche, un libro, un paio di scarpine troppo grandi.
Una sera Lucia gli disse:
— Non devi comprare sempre qualcosa.
Antonio sorrise.
— Sto recuperando i mesi che mi hai rubato.
Lo disse senza cattiveria.
Ed era proprio questo che fece più male.
Una donna ha il diritto di proteggere il proprio segreto dopo un divorzio. Ma quando quel segreto è anche un figlio, appartiene davvero soltanto a lei?







