Da mangiare non ho preparato niente. Posso fare il caffè — disse Anna Maria. Sua cognata guardò il tavolo vuoto sotto il pergolato e smise perfino di sorridere.

—Anna, siamo in tredici.

—Lo so.

—E allora?

Anna Maria appoggiò con calma la tazzina sul piattino.

—Allora immagino che tredici persone adulte troveranno una soluzione.

A sessantanove anni aveva finalmente scoperto quanto poteva essere liberatoria una frase semplice.

Per quasi tutta la vita aveva fatto l’opposto.

Aveva lavorato come impiegata in una farmacia di Modena, cresciuto due figli e organizzato ogni pranzo di famiglia senza mai chiedere aiuto.

Dopo la pensione si era trasferita in una piccola casa sulle colline vicino a Castelvetro.

Vigne nei dintorni.

Un orto dietro casa.

Un vecchio forno esterno che il precedente proprietario usava per il pane.

Anna Maria lo aveva restaurato.

Era diventato il suo angolo preferito.

Poi arrivò sua cognata Patrizia.

La prima volta disse:

—Passiamo solo per un saluto.

Anna Maria preparò lasagne.

La seconda volta:

—Portiamo anche i ragazzi.

Anna Maria cucinò arrosto e patate.

La terza:

—Viene pure mia sorella con la famiglia, tanto spazio ne hai.

Nel giro di due mesi, la casa di Anna Maria diventò la destinazione fissa della domenica.

Patrizia portava raramente qualcosa.

Al massimo una bottiglia di vino.

Suo marito Franco si sedeva all’ombra appena arrivato.

—Anna, cosa ci fai oggi di buono?

All’inizio lei rideva.

Poi quella domanda cominciò a pesarle.

Una domenica preparò da mangiare per quattordici persone.

A fine pranzo trovò Franco davanti al vecchio forno.

—Che fai?

—Lo accendo.

—Franco, aspetta. Non l’ho ancora usato con tanta legna.

—Ma figurati.

Aveva invitato due amici a fare la pizza senza dirle nulla.

Il calore eccessivo fece saltare una delle vecchie pietre refrattarie restaurate da poco.

Anna Maria si avvicinò sconvolta.

—Te l’avevo detto.

Franco scrollò le spalle.

—Una pietra si cambia.

Patrizia rise.

—Anna, sei sempre troppo precisa.

Anna Maria non disse altro.

Quella sera raccolse bicchieri, piatti e bottiglie fino alle dieci.

Sul tavolo trovò persino un foglio.

Era una lista.

“Domenica prossima: gnocco fritto, salumi, tiramisù.”

Sotto, Patrizia aveva scritto:

“Siamo circa 16.”

Anna Maria fissò quel foglio.

Poi cominciò a ridere.

Non per divertimento.

Era una risata incredula.

La mattina dopo telefonò suo figlio maggiore.

—Mamma, tutto bene?

Lei gli raccontò.

—E tu cosa hai risposto?

—Niente.

—Allora rispondi domenica.

Così fece.

Quando arrivarono le auto, Anna Maria era seduta sotto il pergolato con un romanzo.

Patrizia entrò.

—Ciao! Dove mettiamo il tiramisù?

—Quale tiramisù?

—Il tuo.

—Non l’ho fatto.

—Va bene. E lo gnocco?

—Nemmeno.

Franco si avvicinò.

—C’è almeno qualcosa da mettere sulla griglia?

—No.

Patrizia la fissò.

—Ma allora perché ci hai fatto venire?

Anna Maria chiuse il libro.

—Io non vi ho invitati.

—Siamo famiglia!

—Infatti. E in famiglia ci si aiuta.

Indicò il forno.

—Quella pietra costa quasi trecento euro da sostituire.

Franco si irrigidì.

—Adesso vuoi i soldi?

—No.

Anna Maria lo guardò negli occhi.

—Voglio che tu capisca che quando rompi qualcosa a casa mia non puoi dire semplicemente “si cambia”.

Poi guardò Patrizia.

—E quando venite qui in quindici, io non trascorro la domenica con la famiglia. Io lavoro per la famiglia.

Ci fu un lungo silenzio.

La nipote più giovane, Chiara, prese le chiavi dell’auto.

—Vado a comprare qualcosa.

Patrizia protestò:

—Non se ne parla.

Chiara la guardò.

—Mamma, ha ragione lei.

Alla fine comprarono pane, salumi, formaggi e verdure.

Niente pranzo elaborato.

Niente tavola perfetta.

Ma per la prima volta Anna Maria mangiò insieme agli altri dall’inizio alla fine.

Franco rimase in disparte quasi tutto il pomeriggio.

Prima di andare via si fermò davanti al forno.

—Conosco un artigiano bravo.

—Anch’io.

—No, intendo… pago io la pietra.

Anna Maria annuì.

Tre settimane dopo Franco tornò con l’artigiano.

Patrizia portò una teglia di parmigiana.

—L’ho fatta io.

Anna Maria la osservò sorpresa.

—Sei sicura che sia commestibile?

Patrizia scoppiò a ridere.

—Non esageriamo. Ho seguito la ricetta.

Si sedettero sotto il pergolato.

Patrizia tagliò la parmigiana e mise la prima porzione nel piatto di Anna Maria.

—Oggi servi tu? chiese Anna.

La cognata sorrise.

—Oggi tu stai seduta.

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MagistrUm
Da mangiare non ho preparato niente. Posso fare il caffè — disse Anna Maria. Sua cognata guardò il tavolo vuoto sotto il pergolato e smise perfino di sorridere.