Se quell’uomo entrerà ancora in questa casa, io non verrò più — disse Matteo.

— Se quell’uomo entrerà ancora in questa casa, io non verrò più — disse Matteo.

Lucia appoggiò lentamente la caffettiera sul tavolo. Aveva 58 anni e non pensava di doversi giustificare davanti a suo figlio per essersi innamorata.

Dopo la morte del marito, aveva trascorso otto anni da sola nella casa di Lecce. La domenica preparava ancora le orecchiette per quattro persone, anche se spesso mangiava senza compagnia.

Carlo era entrato nella sua vita quasi per caso. Si erano conosciuti in un piccolo frantoio fuori città. Lui era un insegnante in pensione, vedovo e padre di una figlia che viveva a Firenze.

Con Carlo, Lucia aveva ricominciato a passeggiare sul lungomare, a indossare abiti colorati e perfino a ballare durante le feste di paese.

Ma i figli la giudicavano.

— Alla tua età dovresti pensare ai nipoti, non ai fidanzati — le aveva detto Matteo.

Quelle parole le erano rimaste nel cuore.

Una sera Carlo arrivò per cena, ma Lucia non riuscì ad aprirgli. Temendo che fosse successo qualcosa, chiamò un’ambulanza. I medici scoprirono appena in tempo un problema cardiaco.

In ospedale Carlo rimase accanto a lei per tre notti. Le sistemava la coperta e le leggeva il giornale. Matteo arrivò soltanto il terzo giorno.

— Non voglio sostituire vostro padre — gli disse Carlo. — Voglio soltanto prendermi cura di vostra madre finché lei vorrà avermi accanto.

Lucia prese la mano del figlio.

— Essere madre non significa smettere di essere donna. Vi ho dato tutta la mia vita. Ora non chiedetemi di rinunciare anche agli anni che mi restano.

Matteo abbassò gli occhi. Poi vide sua madre stringere la mano di Carlo e capì che non la vedeva così serena da moltissimo tempo.

I figli hanno davvero il diritto di decidere chi può amare la loro madre?

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MagistrUm
Se quell’uomo entrerà ancora in questa casa, io non verrò più — disse Matteo.