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L’uomo che ho amato per trentadue anni mi ha lasciata con una chiave sul tavolo
La prima volta che Serena è entrata nel nostro giardino, era un sabato sera di fine maggio.
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Il conto che nessuno voleva vedere
A Cesena, sopra la salumeria di via Cavour, c'è un appartamento con le tapparelle sempre mezze abbassate.
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Il bagaglio respinto sull’uscio
La borsa da viaggio rotolò sul pavimento dell'ingresso e si fermò sotto la scarpa di Marco, a pochi
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Il prosciutto cotto e il post da cinquecento «mi dispiace
Il telefono di Marta vibrò due volte sul tavolino del terrazzo, poi si illuminò con un messaggio della
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Il Lago Ghiacciato
Tre giorni dopo il funerale di Anna, mi ritrovai sul nostro lago e vidi una donna in cappotto rosa che
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# Il vernissage in galleria
Indossavo l'abito blu notte che avevo comprato apposta per il vernissage, e i miei orecchini con
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Il braccialetto che non voleva aprirsi
Lavoro da nove anni come event manager nella sala ricevimenti dell'Hotel "Perla del Golfo"
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## Matrimoni sotto esame
Sono seduta alla cassa della Coop di Corso Buenos Aires a Milano da ventitré anni ormai, e non ci crederete
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Martedì mattina, con l’aria di Bagheria già pesante e umida, misi la focaccia a scaldare nel forno e mi sorpresi a fissare la fotografia sul frigorifero. Vecchia, un po’ sbiadita, di Dario e Michela il giorno del loro matrimonio, diciassette anni fa. Sotto, sette calamite con i diplomi di licenza di ognuno dei miei nipoti. Sette. Sì, sette nipoti ho cresciuto da sola, da quando erano piccoli — Michela aveva due anni — fino a Ivan, il più grande, che tra due mesi partirà per il militare.
Dario era mio figlio. L'unico figlio. Lui e Michela, sua moglie, morirono in un incidente stradale
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שettant’anni, e occupa il tuo posto in un angolo
Mi chiamo Rebecca Contini, e adesso vivo da sola in un bilocale a Testaccio, a Roma, terzo piano senza
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